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Dio con noi …

Omelia del 20 dicembre 2020 (Lc 1, 19-25)

Quando Dio è all’opera c’è sempre qualcosa che nasce! Il motivo è che l’amore che dispiega quando viene a contatto con l’uomo è incredibile potenza di creazione. Potenza che fa essere le cose, potenza che genera la vita. Non è un caso che spesso l’incontro con lui sia accompagnato dalla nascita di figlio. 

È il caso di Sara, la moglie di Abramo, benedetta dal dono di un figlio quando ormai, data l’età, non osava più speralo. È il caso di Anna, la madre di Samuele: Dio ascolta il suo pianto e la sua afflizione, rendendo fecondo il suo grembo che tutti dicevano sterile. È il caso di Elisabetta, cugina di Maria, che avrà in dono la nascita di colui che dovrà spianare la strada al messia che viene. 

Storie di incontri fecondi. Storia di nascite inaspettate. L’incontro con Dio non rimane mai improduttivo. Quando il Signore fa irruzione nella vita di qualcuno accade sempre qualcosa e la nascita di un figlio ne è l’evidenza. La stesso accade a Maria: l’incontro con l’onnipotente lascia anche su di Lei il segno di una novità che si esprime nel dono di un figlio. 

C’è però qualcosa di nuovo nell’esperienza di Maria, qualcosa che la rende diversa da tutte le altre donne di cui ci parla la Scrittura e che, pure, sono state visitate da Dio con il dono di un figlio. C’è qualcosa di inconsueto in questa sua maternità. 

E la cosa inconsueta, assolutamente sorprendente è il fatto che Dio chieda Maria la sua collaborazione. A Sara Dio non chiede collaborazione. E lo stesso vale per Anna ed Elisabetta: non devono esprimere nessun assenso, non devono dare nessun permesso, non è chiesta loro nessuna partecipazione. L’unica cosa che è loro chiesta è di accogliere il dono che Dio ha confezionato per loro. Diverso è, invece, ciò che accade a Maria: a lei Dio chiede collaborazione. 

Anche per lei l’incontro con Dio ha il sapore di una creazione, di una dilatazione della vita, di una generazione di avvenire, ma questa creazione non avviene senza di lei, ma attraverso di lei. Dio le chiede di parteciparvi mettendo in gioco la sua vita.

Non c’è bisogno, naturalmente, che vi dica quale suggestione implichi una cosa del genere. È la suggestione di una storia che non è solo un dono da accogliere e apprezzare, ma anche un luogo da costruire e edificare. È la suggestione di un protagonismo capace di strappare l’umanità dalla sua insignificanza riconsegnandola alla vertigine di una liberta che porta dentro di sé la potenza creativa dell’Eterno.

Ma è anche la suggestione di un Dio che nella sua ineffabile onnipotenza decide di avere bisogno dell’uomo. Dio ha bisogno: ha bisogno che qualcuno collabori, che qualcuno si metta a disposizione. Non ha bisogno di cose, ma persone. Ha bisogno di noi! Quel che Dio chiede a Maria non è un grembo di donna nel quale accasare il figlio Gesù, non ha bisogno di una famiglia che lo faccia crescere nella compagnia degli uomini, non ha bisogno di uno spazio nel quale piantare la sua tenda, quel che Dio chiede a Maria è che Maria metta a disposizione se stessa: quel che lei è, il suo essere fatto di Spirito e di carne.

Ed è quel che accade: eccomi, dice Maria. Eccomi, ci sono! Sono disposta a darmi da fare, a mettermi in gioco, a prendermi le mie responsabilità senza nascondermi né dietro l’alibi della giovane età, né dietro il pretesto della mancanza di mezzi o dell’insignificanza.

E in quel suo sì prende forma ciò che era impossibile anche solo immaginare: l’incontro tra Dio e l’uomo, l’incontro tra l’eternità divina e la finitezza umana. È l’inizio di un tempo nuovo nel quale Dio e l’uomo cammineranno insieme in perfetta alleanza; è l’inizio di un tempo inedito in cui la salvezza non sarà più attesa come un dono piovuto magicamente dal cielo, ma come il frutto di una complicità feconda tra il cielo e la terra.

È l’inizio del tempo del “Dio con noi”…