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Il discorso di sant’Ambrogio

Nel tradizionale Discorso alla città, pronunciato da monsignor Mario Delpini nella basilica di Sant’Ambrogio venerdì 4 dicembre, alla vigilia della festa del Santo patrono, l’Arcivescovo legge i segni di un tempo pesante che tutti stiamo vivendo, ma invita a guardare al futuro, alla speranza. E chiede con forza di farlo insieme, facendo eco alle parole di papa Francesco.

«Il discorso si intitola “Tocca a noi, tutti insieme”: adesso tocca a noi, tocca ancora a noi, sempre. Tocca a noi, non nel senso che abbiamo la presunzione di occupare tutta la scena, di imporci come maestri che devono indottrinare altri, di prenderci momenti di potere o di gloria. Tocca a noi, piuttosto, nel senso di un dovere da compiere, di un servizio da rendere, di un contributo da offrire con discrezione e rispetto, di intraprendere un cammino che nessuno può compiere al nostro posto. Un cammino che siamo chiamati a percorrere insieme».

l’Arcivescovo non si limita a rilevare la drammaticità del tempo in cui viviamo. Quello che fa è invitare ciascuno ad assumersi le proprie responsabilità con impegno e coraggio, ma anche con la giusta moderazione e con il necessario rispetto, senza cedere all’individualismo e al protagonismo e senza credere all’illusione di poter trovare soluzioni facili ai problemi della vita.

Non esistono scorciatoie! Dice l’Arcivescovo «L’autoritarismo decisionista, la seduzione di personaggi carismatici, le scelte “facili” del populismo non rispettano la dignità delle persone e spesso conducono a disastri. Gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati ai percorsi lunghi della formazione, della riflessione, del dialogo costruttivo, della tessitura di alleanze convincenti». Solo così si può “aggiustare” il mondo in cui viviamo e avviarlo su percorsi di speranza.