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Pensieri

Allora saremo liberi…

Omelia del 7 marzo 2021 (Gv 8, 31-59)

Da sempre gli uomini inseguono il sogno della libertà. E dalla storia presente e passata sappiamo che per questo sogno hanno lottato, combattuto e affrontato persino la morte. Difficile trovare qualcos’altro che gli uomini abbiano perseguito con altrettanta tenacia e determinazione. 

E l’interesse è pienamente giustificato: la libertà è, infatti, ciò che consente a noi uomini di essere noi stessi e di dare un’impronta originale alla nostra vita. Se non ci fosse la libertà la nostra vita sarebbe la pura e semplice esecuzione di una partitura che non ci appartiene e non ci rappresenta. 

La musica che suoneremmo non sarebbe necessariamente brutta, ma non parlerebbe di noi, sarebbe impersonale, non porterebbe alla luce nulla di quel che abbiamo nel cuore. È infatti la libertà a garantirci la possibilità di esprimerci e dire agli altri chi siamo, di portare a termine i nostri progetti, di dare un’intenzionalità alle cose che facciamo. 

Possiamo dirla anche così: se l’uomo non è libero la sua vita non è davvero sua e per conseguenza, non è nemmeno vita. Per questo la libertà figura nell’immaginario degli uomini di ogni tempo come un bene prezioso e necessario.

Il problema è che quando gli uomini finalmente raggiungono questa tanto agognata libertà essa, non di rado, finisce per apparire loro come un’impostura.

Per due motivi. Il primo: essi scoprono che una completa emancipazione, cioè un’emancipazione che sia in grado di sciogliere tutti i legami e tutti i vincoli, in realtà non è possibile. È un’utopia. 

Per quanto gli uomini si sforzino di vivere da uomini liberi, cercando di eliminare, uno dopo l’altro, tutti gli obblighi e le costrizioni, c’è sempre qualcosa che li vincola, c’è sempre qualcosa che li condiziona. Se la libertà è la dissoluzione di ogni vincolo che ci tiene legati ad altri dobbiamo concludere che l’uomo non è mai veramente libero e che il suo processo di affrancamento non è mai veramente concluso. 

Prendete i giudei di cui oggi ci parla il vangelo: sostengono con orgoglio di essere liberi perché figli di Abramo, ma se si cerca in profondità ci si rende conto che sono ancora molte le schiavitù da cui devono essere liberati. Sono schiavi di una legge che non capiscono, di un pregiudizio che li rende miopi, di una gelosia che li mette costantemente sulle difensive. 

Stessa esperienza tocca agli israeliti che vivono al tempo di Mosè: non sono più schiavi perché il Signore li ha fatti uscire dalla terra della schiavitù, eppure il deserto non è per loro terra di libertà. Non sono più schiavi del faraone, ma a quella schiavitù se ne sostituiscono altre, e non sono meno devastanti: la schiavitù della fame, della paura, dell’incertezza del futuro, della stessa fede se vissuta come idolatria.

La nostra stessa esperienza, quella che stiamo vivendo in questi mesi, è a suo modo emblematica di questo carattere un po’ utopico della libertà. Tutto si può dire di noi tranne che non siamo uomini liberi: possiamo fare quello che vogliamo, andare dove vogliamo e quando lo vogliamo perché nel tempo – e ne andiamo giustamente fieri – abbiamo guadagnato una condizione di autonomia che ci rende padroni assoluti della nostra vita. Eppure, è bastato un semplice e microscopico virus a chiuderci nelle nostre case e a condizionare le nostre vite peggio che se fossimo in regime di schiavitù. 

Capite perché abbiamo detto che quando gli uomini finalmente raggiungono questa tanto agognata libertà essa, non di rado, finisce per apparire loro come un’impostura? 

La libertà, però, non appare come un’impostura solo perché è irraggiungibile, ma anche perché talvolta è ingannevole. Ingannevole perché illude; perché non mantiene le promesse. 

Pensate al nostro mondo occidentale che a ragione noi definiamo come la patria della libertà. Niente ci è precluso: abbiamo accesso a tutti i saperi ma il risultato qual è? Che non sappiamo più distinguere tra il bene e il male. Possiamo entrare in relazione col mondo intero con un solo tasto del cellulare, ma la verità è che mai come in questo momento gli uomini debbono fare i conti con la solitudine. Possiamo sperimentare tutto, se lo vogliamo, e spingerci oltre ogni limite possibile, ma il risultato è che non riusciamo più ad impegnarci in niente. Abbiamo diritto a fruire indiscriminatamente di tutte le risorse della terra, ma intanto il nostro mondo diventa sempre più inospitale.

Intendiamoci, il problema non è la libertà: la libertà è e sarà sempre un valore essenziale e indispensabile per chiunque voglia essere all’altezza del compito che la vita gli affida. Il problema è il significato che diamo alla parola libertà. Finché penseremo la libertà come emancipazione, come indipendenza, come rescissione di legami essa sarà sempre utopica e ingannevole.

Essere liberi non significa recidere i legami che ci connettono al mondo circostante, ma essere capaci dare un senso alle cose che facciamo. 

Quando un uomo agisce non sotto l’impulso del suo istinto o perché sottomesso a qualche volontà esterna, ma perché ha trovato uno scopo da dare alla sua vita e ad esso obbedisce senza esitazione, allora è veramente libero. Quando un uomo scopre di avere un ruolo da giocare dentro la trama della storia e capisce di essere parte di un progetto da cui dipende non solo la propria vita, ma la vita del mondo, allora è veramente libero. È così che il vangelo parla della libertà di Gesù. 

Gesù non è libero perché ha imparato a eludere ogni condizionamento, facendo terra bruciata intorno a sé, ma, al contrario, perché fa della sua vita un atto di totale obbedienza al Padre. Gesù è libero perché ha trovato il proprio posto dentro il progetto di Dio e ciò basta a dare un senso alla sua vita e alla sua morte, a tutto quello che dice e a tutto quello che fa. Gesù è libero perché è il figlio!

Dona anche a noi, Signore, di capire qual è la nostra parte dentro il tuo progetto di salvezza; dona anche a noi la capacità di dare un senso alle nostre vite, di capire che c’è uno scopo, che c’è una responsabilità che ci spetta e che non spetta a nessun altro, di capire che c’è una missione che ci interpella da cui dipende il destino del mondo; donaci, Signore, di imparare ad essere figli, come tu sei figlio, nella vita e nella morte.

Così e solo così saremo davvero liberi…