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Pensieri

Le funzioni dello Spirito

Omelia del 23 maggio 2021 (Gv 14, 15-20)

È bene che io me ne vada, dice Gesù. Ma è bene per chi?

Certamente è un bene per lui, perché in questo suo andare, egli si ricongiunge al Padre che ama; in questo suo andare egli ritorna a casa, riappropriandosi di quel che è suo da sempre. Ricordate come inizia il Vangelo di Giovanni? “In principio era il logos, il logos era presso Dio, il logos era Dio”. Gesù tornando al Padre compie il destino che gli è proprio: vivere nella comunione eterna di Dio.

Qui, però, Gesù sostiene che questo suo andarsene non è un bene solo per lui, ma anche per noi, e questa cosa non possiamo negare che, un po’, ci coglie di sorpresa. Noi sappiamo dalla nostra esperienza che perdere qualcuno non è mai bene. E che questo assioma vale per tutte le nostre relazioni anche quelle che ci appaiono più intricate e non sempre limpide e trasparenti. Perché non dovrebbe valere per Gesù? Come può essere un bene perdere Gesù?

La risposta è quella che ormai da qualche tempo andiamo ripetendo in questo nostro cammino di avvicinamento alla Pentecoste, e che anche oggi Gesù ripropone, in modo esplicito: è un bene per noi che lui se ne vada perché altrimenti non avremmo lo Spirito. Ora, la domanda è: lo Spirito vale Gesù? Perché è così importante? Qual è la sua funzione? Nella risposta che Gesù accenna , distingue tra gli effetti che l’azione dello Spirito santo produce in relazione al mondo e gli effetti che, invece, la sua azione produce in relazione ai discepoli. 

Iniziamo dai primi, ovvero dagli effetti che l’azione dello Spirito produce in relazione al mondo e iniziamo col precisare che cosa si intenda qui con il termine mondo. Quando l’evangelista Giovanni parla di “mondo”, soprattutto nella seconda parte del suo vangelo, non ne parla mai in termini generici. Il mondo per lui non corrisponde alla collettività degli uomini, né a quella grande infrastruttura di processi culturali, di tradizioni, di strutture sociali, dentro cui gli uomini si muovono. Il mondo, che, per lui, ha sempre un’accezione negativa, rappresenta la collettività di coloro che hanno deciso di opporsi strenuamente a Gesù mettendo in piedi una struttura di male che tiene insieme gli uomini nell’egoismo e nella morte. Il mondo per Giovanni è il luogo del trionfo del male sul bene, dell’odio sull’amore, è il luogo in cui l’amore è definitivamente sconfitto. Ebbene compito dello Spirito è mettere il mondo di fronte al suo peccato, mostrando la menzogna su cui si regge il suo desiderio di gloria. 

Non è vero che la morte è l’ultima definitiva parola sulla vita dell’uomo e non è vero che l’egoismo e l’opportunismo rappresentano il solo bene in grado di assicurare all’uomo la felicità e in grado di garantire una vita esaltante e priva di noie. 

Lo Spirito Santo, mettendo gli uomini di fronte alla potenza inaudita dell’amore di Gesù, pienamente compiuto nel dono che egli fa della sua vita, li renderà capaci di aprire gli occhi sull’inconsistenza di una vita vissuta nell’egoismo e nella ricerca ossessiva della propria gloria. Mettendo gli uomini di fronte alla forza di vita e di creazione che promana dall’amore di Cristo vincitore della morte, lo Spirito permetterà a noi tutti di accorgerci dell’inganno di una vita vissuta per se stessa e resa schiava della concupiscenza e del bisogno.

Questa è anzitutto la funzione dello Spirito: aiutarci ad aprire gli occhi sulla menzogna di una vita vissuta nell’odio, nell’egoismo e nella prepotenza. E testimoniare che se vogliamo che la nostra vita abbia un senso, o meglio, si riconosca nel senso che la rende all’altezza delle sue premesse, bisogna che essa sia vissuta nell’amore e nell’incondizionatezza del dono. È questo e solo questo che rende l’uomo vivo e degno del destino scritto per lui.

Se questa è l’azione dello Spirito sul mondo, quali sono gli effetti che produce sui discepoli di Gesù? Ed arriviamo al secondo punto della lezione offertaci da Gesù. Lo Spirito, quando verrà, vi guiderà a tutta la verità e vi annuncerà le cose future. Così dice il testo…

Che cosa vuol dire? Non che ci siano delle cose che Gesù non ci ha detto e che ci verranno dette dallo Spirito: Gesù, con la sua vita e la sua morte, ci ha detto tutto quanto c’era da dire. Nella sua vita noi abbiamo contemplato il volto di Dio e nulla di quel volto ci è stato nascosto. Attraverso di lui noi abbiamo appreso che Dio è amore assoluto e che di lui non c’è altro da sapere!

Ma noi sappiamo anche che l’amore, anche quando è manifesto, cela sempre dentro di sé qualcosa di non detto e di non capito. L’amore è inesauribile per sua natura: non è mai definitivamente detto e non è mai compreso una volta per tutte. E questo perché l’amore non è l’oggetto di una conoscenza razionale, ma la verità di un’esperienza accessibile solo a chi ha il coraggio di investire la propria libertà e di entrare in una relazione che metta in gioco la totalità di sé.

Le parole dell’amore hanno un peso specifico che solo chi ama può capire.

Ecco dunque la funzione dello Spirito: portarci sulla soglia del non detto, introdurci nell’indicibile, aiutarci a portare il peso di quella verità dell’amore che Gesù ha già detto una volta per tutte, ma che a noi è dato di comprendere solo se sapremo corrispondere al suo amore, amandolo a nostra volta, giorno dopo giorno, nel cammino quotidiano della vita.