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L’amico dello sposo

Omelia del 5 settembre 2021 (Gv 3, 25-36)

I discepoli di Giovanni il battista non hanno la statura del loro maestro. Li troviamo mentre si infiammano di risentimento perché un “nuovo venuto” sta rubando loro la scena. 

“In molti accorrono a lui”, dicono, facendo riferimento alle folle che si stringono intorno a Gesù, e lo dicono preoccupati come se la presenza di Gesù potesse danneggiarli. 

La verità è che non riescono a rassegnarsi all’idea che il loro maestro dalla voce tonante e dalla figura imponente, vero erede dei grandi profeti di Israele, possa lasciarsi estromettere in modo così passivo e senza opporre resistenza. E per giunta da un giovane rabbi alle prime armi, di casa a Nazareth di Galilea.

Questi discepoli di Giovanni non sono cattivi. Tutt’altro. Il loro fervore e la loro generosità sono ammirevoli. Si sono votati anima e corpo alla causa del loro maestro e per essa, probabilmente, sarebbero disposti a dare la loro stessa vita. 

Il loro problema è che non hanno minimamente intuito quale sia la vera portata di questa causa. E così finiscono per disperdere inutilmente energie a difendere spazi, a proteggere privilegi e a guadagnare qualche manciata di consenso al fine di conservare una popolarità che sembra essere, in continuazione, sotto attacco.

In questo, dobbiamo riconoscerlo, un po’ ci somigliano.

Anche noi ci diamo da fare. Ci adoperiamo con generosità e impegno nel promuovere iniziative e percorsi, ci organizziamo così da essere sempre più performanti e efficienti, ma, talvolta, l’impressione è che che tutto questo darsi da fare nasca dalla preoccupazione di dover difendere il proprio territorio e di non perdere i propri consensi.

Ebbene, sui discepoli di Giovanni e su di noi, che non siamo in fondo così diversi, si staglia imperiosa la figura del Battista. 

Lui sì ha capito la portata di ciò che c’è in gioco e per questo motivo non si lascerà trascinare nel groviglio delle gelosie e delle invidie che infervorano i suoi discepoli. 

Il Battista ha capito che lui ha un compito, ha una missione, ha un ruolo da svolgere nella storia della salvezza e questo ruolo ha a che fare con la figura suggestiva e bellissima dell’amico dello sposo. 

Chi è l’amico dello sposo?

È una figura che ai giorni nostri non esiste più, e per questo ci è difficile decifrare, ma che al tempo di Gesù aveva una grande importanza.

L’amico dello sposo era colui che si assumeva l’incarico di tutti i preliminari del matrimonio: era colui che domandava la mano della sposa, era colui che stringeva il contratto di matrimonio stabilendo la sua dote, era colui che preparava e presiedeva la festa nuziale, era colui che aveva il compito di accompagnare la sposa. Si trattava di un incarico delicato che richiedeva una fiducia assoluta e un’amicizia intima con lo sposo.

Il suo compito era quello di permettere allo sposo e alla sposa di incontrarsi e di legarsi nel patto nuziale.

Ma di quale sposo e di quale sposa si sta parlando. È evidente che Giovanni il battista quando parla dello sposo e della sposa non parla di un uomo e di una donna qualunque. E subito la nostra mente, quasi per impulso, corre alle parole dei grandi profeti. Anche loro parlano di uno sposo e di una sposa e ne parlano per rappresentare l’esperienza di alleanza che lega Dio al suo popolo. Un’alleanza nuziale, un’alleanza impastata di amore, di tenerezza e di fedeltà. 

Un’alleanza che ha, però, bisogno di mediatori. Ecco chi è l’amico dello sposo: un mediatore di alleanza… 

Giovanni sa che questo è il suo compito, la sua vocazione più originaria. Egli è chiamato ad essere un mediatore di alleanza, un uomo che, con la sua parola e con la sua testimonianza, rende possibile, di nuovo, nel tempo, quell’incontro tra lo sposo, che è Gesù, e la sposa che è l’umanità, nel quale si realizza una volta per tutte e in modo definitivo l’alleanza tra Dio e il suo popolo. 

A questo compito Giovanni invita anche noi.

È come se ci dicesse: non perdete il vostro tempo ad inseguire inutili consensi, non perdete il vostro tempo a proteggere i privilegi che vi siete costruiti, il vostro compito è essere mediatori di alleanza. Il vostro compito è ricordare ad un’umanità ferita che non è stata abbandonata, perché c’è uno sposo che l’attende e l’attende per stringere con lei un’alleanza eterna. Il vostro compito è far in modo che l’uomo di oggi, in cerca di un senso da dare alla sua vita, possa riconoscere in Cristo lo sposo a cui consegnare liberamente il proprio futuro. 

Il vostro compito è aiutare gli uomini che ancora, oggi, camminano nelle tenebre dell’ignoranza a riconoscere in Cristo l’unica verità capace di illuminare la strada verso la pienezza della vita.

Questo è il compito che vi è stato affidato: preparare la sposa perché quando un giorno, giungeranno le nozze dell’Agnello, si possa anche noi gridare le parole della folla immensa di cui parla l’apocalisse: “la sposa è pronta, rallegriamoci ed esultiamo: il Signore, il nostro Dio, l’onnipotente ha preso possesso del suo Regno”.