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Pensieri

Un’alleanza nuziale…

Omelia del 12 dicembre 2021 (Gv 3, 23-32a)

In questo tempo di avvento Giovanni Battista l’abbiamo incontrato spesso. 

Ci è stato presentato nelle vesti del precursore, cioè di colui che ha il compito di preparare la strada al Messia che viene. Ce l’hanno presentato con la veste del testimone perché Giovanni non è solo colui che spalanca le porte a Cristo, ma anche con lui che gli rende testimonianza. È lui a dirci che Gesù è il Cristo, l’agnello di Dio che viene a togliere i peccati del mondo. Il vangelo di oggi Giovanni ce lo presenta come l’amico dello sposo… 

Chi è l’amico dello sposo? 

È una figura non facile da decifrare perché non esiste nel nostro mondo ma ai tempi di Gesù questa figura aveva una enorme importanza. 

L’amico dello sposo era la persona che aveva il compito di domandare la mano della sposa,la persona che aveva il compito di stringere il contratto di matrimonio stabilendone la dote,la persona che aveva il compito di preparare e presiede la festa nuziale. In altre parole, era colui grazie al quale l’unione nuziale tra lo sposo e la sposa diventava possibile.

Ora, il fatto che Giovanni Battista si presenti come l’amico dello sposo e così facendo evochi la l’esperienza nuziale è già di per sé significativo perché ci dice una cosa importante: che quando l’uomo e Dio si incontrano è sempre un matrimonio. 

Quando Dio e l’uomo si incontrano è sempre un’esperienza nuziale: l’alleanza di Dio con gli uomini, già lo dicevano i grandi profeti di Israele, non è un contratto formale, non è un patto militare, non è una specie di accordo giuridico, l’alleanza tra Dio e l’uomo è un’esperienza di amore che lega in modo indissolubile e fecondo. 

È un’esperienza di amore nella quale all’uomo, ma anche a Dio, è chiesto di mettersi in gioco personalmente, di mettere in gioco i propri affetti e di aprirsi ad una reciprocità nella quale ci si trova ad appartenere a qualcun’altro.

Io credo che noi ci si debba seriamente interrogare sulla qualità della nostra relazione con il Signore. È veramente una relazione nuziale? Cristo è veramente per noi lo sposo? 

È l’amore ad animare il nostro rapporto con il signore o piuttosto il senso del dovere o quell’opportunismo un po’ subdolo che ci porta a tenerci Dio ben stretto perché, non si sa mai, potrebbe sempre tornarci utile? 

Siamo onesti: chi di noi può dire con onestà che il suo rapporto con il Signore sia un rapporto nuziale? E se lo è, il più delle volte, è un rapporto stantio, insipido, incapace, purtroppo, ormai, di accendere di emozioni. 

Tutto si riduce a precetti da osservare, ad alcune norme da rispettare, a dei principi morali piuttosto generici a cui aderire e ad alcune incombenze, il meno possibile, da assolvere La Messa è una di queste. 

La presenza di Giovanni battista, l’amico dello sposo ci chiede oggi di riappropriarci di una fede che è esperienza nuziale. Ci chiede di accendere il fuoco di una passione che sappia di nuovo far vibrare le corde più profonde del nostro cuore, una passione che non è morta, una passione che è solo sepolta in tanti casi sotto le ceneri di una vita ormai abitudinaria e che chiede di essere riattivata. 

Solo in questo modo la nostra relazione con il Signore diventerà esperienza autentica di gioia. Lo diventerà perché sorgente della gioia, dovremmo averlo capito, è l’esperienza dell’essere amati e del sentire di poter restituire amore all’amore ricevuto. 

L’amico dello sposo esulta di gioia, dice il testo evangelico, perché condivide la gioia dello sposo: noi siamo chiamati ad esultare di gioia non perché abbiamo da condividere la gioia di qualcun altro, ma perché il Signore iddio ci ha fatto destinatari del suo amore e ci ha benedetto con il suo dono di grazia.

Ora, se è vero che la nostra alleanza con il Signore è spesso una relazione senza anima e senza passione e se è vero che il Signore ci chiede di trasformare la nostra fede in un’alleanza nuziale è anche vero, però, che dobbiamo precisare bene che cosa si intende per alleanza nuziale perché non si corre il rischio di fraintendere e di passare da una religione che è solo forma ad una religione che è solo sentimenti. 

Chi ha vissuto il matrimonio, chi si è cimentato con l’esperienza dell’amore sa molto bene che questa esperienza non è solo sentimenti, non è solo sdolcineria, non è solo gratificazione emotiva, questa esperienza è anche impegno, è anche sacrificio e anche dono di sé all’alto che implica serietà e responsabilità. 

Cari ragazzi, voi in questi anni avete fatto esperienza dell’amore di Dio, di quell’amore che è più forte del peccato e della morte, di quell’amore che perdona e consola, di quell’amore che sostiene quando il cammino si fa difficile e rialza quando le forse vengono meno. Ebbene, questo amore che avete ricevuto non potete tenerlo solo per voi e non solo perché così sareste degli egoisti, ma più semplicemente perché l’amore se non è condiviso muore. 

L’amore impegna chi lo riceve nella restituzione del dono ricevuto. Ecco perché oggi vi consegniamo il comandamento di Gesù che dice “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato.”

Ve lo consegniamo perché comprendiate che il cristianesimo non è né la religione della forma, né la religione del sentimento, ma la religione di un amore che una volta accolto va ed elargito a piene mani. La religione di un amore che è spendersi quotidianamente nella dedizione, nel servizio e nell’accoglienza. 

Se comprenderete questo sarà chiaro anche voi il segreto della vera gioia …