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Pensieri

Sentinelle di Natale

Omelia del 25 dicembre 2021 (Lc 2, 1-14)

Anche il Natale ha le sue sentinelle. Sono i pastori!

Se ci pensate, infatti, anche i pastori, come le sentinelle, vegliano instancabili in attesa del nuovo giorno; anche loro, come le sentinelle, osano sfidare il gelo della notte, scrutando l’orizzonte in cerca di un segno. Anche loro abitano la solitudine e, al pari delle sentinelle, fuggono il clamore della città palpitante di vita.

I pastori, però, sono sentinelle speciali perché, mentre le sentinelle hanno il compito di custodire la città dormiente dall’eventualità di un pericolo imminente, loro hanno il compito di scorgere segni di luce che sappiano di nuovo accendere la speranza nel cuore. 

Non sono sentinelle che annunciano disgrazie i pastori, ma sentinelle che diffondono la gioia. 

I pastori che popolano la notte santa della nascita del bambino Gesù non sono sentinelle pronte a svegliare la città perché il pericolo è vicino, ma perché c’è un messaggio di bene, un messaggio di pace e un messaggio di salvezza da condividere. Sono sentinelle allenate a riconoscere non solo i segni del pericolo, ma anche i segni della bellezza, della speranza, dell’amore: segni che non tutti sanno scorgere quando fuori imperversa la notte.

Certo, noi abbiamo bisogno anche di sentinelle che ci mettano in guardia, sentinelle che suonino il campanello di allarme per dirci che se continueremo a trattare in modo così scellerato la terra che abitiamo essa ci si rivolterà contro; che se seguiteremo a lasciarci dominare dalla bramosia e dall’egoismo questo nostro mondo diventerà sempre più invivibile e penoso; che se non la smetteremo di farci la guerra e di guardarci con sospetto le nostre relazioni finiranno per consumarci. Abbiamo bisogno di sentinelle che ci ammoniscano severamente dicendoci che se continueremo ad escludere Dio dalle nostre vite, alla lunga, rimarremo schiacciati sotto il peso insostenibile di una vita senza senso.

Noi abbiamo bisogno di queste sentinelle, ma oggi noi abbiamo soprattutto bisogno di sentinelle di bene, di messaggeri di speranza. Di sentinelle pronte ad annunciare il pericolo che minaccia le nostre vite, di questi tempi, ne abbiamo in abbondanza, quel che ci manca, oggi, sono uomini e donne che siano capaci di infondere nuova voglia di vivere, capaci di strapparci alla inerzia e alla rassegnazione, capaci di sollevarci dalla disperazione, persone capaci di riaccendere i nostri sogni, di cancellare la paura dai nostri volti e far rifiorire la gioia.

In una notte buia, come è quella che stiamo vivendo, dove tutto sembra franare sotto i nostri piedi e dove l’orizzonte sembra chiudersi su stesso togliendo respiro alla luce, noi abbiamo bisogno di persone che sappiano vedere attraverso l’oscurità, persone in grado di leggere i segni, anche piccoli, anche invisibili, nei quali è depositato il seme della grazia. E sappiano gridare la loro scoperta incuranti delle reazioni e della diffidenza.

Oggi, noi abbiamo bisogno di pastori che sappiano riproporci intatto il lieto annuncio del Natale. 

E qual è questo annuncio di Natale? 

È anzitutto un annuncio di gioia che dice che Dio non ha smesso di amarci e non ha smesso di visitarci con la grazia della sua presenza. 

Non importa se siamo meschini, se abbiamo perso la rotta, se più e più volte gli abbiamo voltato le spalle. Dio continua ad amarci e il suo amore è così intimo e potente, il suo desiderio di starci accanto è così tenace, da indurlo a voler abitare la nostra carne e a voler condividere la nostra stessa vita.

Lo dovremmo dire a tutti. A quelli che vivono l’esperienza della solitudine: guardate che Dio si è fatto volto di uomo perché chiunque possa sentirsi amato e guardato con amore. Lo dovremmo dire ai dissimulatori e a quelli che hanno perso la fiducia nella vita: guardate che Dio si è fatto parola perché a tutti giunga abbondante consolazione e benedizione. 

Lo dovremmo dire ai malati e ai sofferenti: Dio si è fatto carne, si è fatto corpo, perché tutti possano sentirsi toccati e guariti al suo passaggio.

E ancora: lo dovremmo dire a tutti coloro che si sentono emarginati, ai poveri: Dio si è fatto uomo perché tutti sia in grado di riconoscere la propria bellezza e la propria verità. 

Noi oggi abbiamo bisogno di sentinelle che ci dicano che anche nella notte della nostra umanità ferita e smarrita una luce c’è ed è capace di rigenerare speranza e vita: è la luce del Dio con noi.

Ma c’è anche un secondo messaggio di luce da raccogliere dalla voce dei pastori in questa notte santa. È un chiaro messaggio di fiducia nell’uomo.

Se Dio si è fatto uomo, se ha deciso di abitare il destino di questa nostra umanità, divenendo uno di noi, vuol dire che in questa nostra umanità, per quanto non appaia, qualcosa di nobile c’è. Non è tutto negativo, non è tutto perso. 

Spesso mi capita di incontrare persone parlando con le quali mi accorgo che hanno perso del tutto la fiducia nell’uomo. siamo diffidenti, abbiamo l’impressione che tutto ciò che facciamo è male, e che è quasi geneticamente impossibile che da noi esca qualcosa di buono fuori. E anche quando ci troviamo di fronte a qualcosa di buono ci mostriamo scettici: pensiamo sempre che ci sia dietro doppio fine, immaginiamo complotti, inventiamo improbabili dietrologie. 

L’annuncio del Natale ci dice che in questa umanità che Dio ha scelto come sua dimora c’è anche del buono, che in questa umanità che porta dentro di sé l’immagine dell’eterno c’è una bellezza da riconoscere e su cui investire.

In questa umanità ci sono persone che, come i pastori, sanno riconoscere la presenza di Dio e riverberarne la luce, ci sono persone che, come Maria, sanno pronunciare il loro Sì schietto e responsabile davanti a Dio adoperandosi per il bene di tutti. Ci sono persone che, come Giuseppe, sanno mettere gli altri al primo posto, scegliendo di percorrere la strada della dedizione e della giustizia.

E da qui che dobbiamo partire se vogliamo uscire dalla notte: dobbiamo partire da Dio e dobbiamo partire dall’uomo. 

Saremo capaci di gridarlo al mondo come vere sentinelle del Natale in questo angolo remoto del tempo?