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Liberi si diventa …

Omelia del 20 marzo 2022 (Gv 8, 31-59)

Una volta, un vecchio insegnante rivolse ai suoi alunni una domanda: qual è la conquista più importante del mondo moderno? Non fece in tempo a concludere la domanda che le mani dei ragazzi erano già protese verso l’altro a richiamare la sua attenzione, Come se la risposta l’avessero già lì da sempre, pronta per essere detta.

La luce elettrica, disse il primo che prese parola. La luce elettrica, infatti, ha frantumato il muro che separava il giorno dalla notte, trasformando il mondo in un luogo più sicuro. Con la luce elettrica siamo diventati padroni della notte. Prese parola il secondo e disse: per me la più grande conquista è il telefono. Il telefono, infatti, ha accorciato le distanze tra le persone, le ha messe in comunicazione, facendo del mondo una vera e propria comunità di esseri umani che dialogano tra loro. Per me, disse un altro, la più grande conquista del mondo moderno è internet. Ha semplificato le nostre vite, ci ha reso più efficienti e ci ha dato accesso illimitato a tutti i saperi e tutte le esperienze. 

Molti altri intervennero, proponendo le più svariate invenzioni tecnologiche del secolo, finché dal fondo della classe una voce fuori dal coro disse: per me la conquista più grande del mondo moderno è la libertà. 

Non sappiamo chi fosse il ragazzo, quello che sappiamo è che aveva ragione: la libertà è davvero una delle conquiste più grandiose dell’uomo moderno, una delle conquiste che più hanno cambiato le nostre vite. 

Se possiamo fare quel che vogliamo, dire ciò che pensiamo, e andare dove ci pare e piace è perché siamo liberi. Se possiamo inseguire i nostri sogni, essere protagonisti del nostro presente e del nostro futuro è perché siamo liberi. Se possiamo provare, sperimentare, sbagliare, per poi ripartire da capo, è perché siamo liberi.

E di questa libertà noi andiamo fieri: è una conquista alla quale abbiamo legato la nostra identità, sulla quale abbiamo edificato il nostro sentire e il nostro pensare, dalla quale abbiamo estrapolato i nostri valori più sacri.

Per questo, anche noi, come i giudei del vangelo, rimaniamo sorpresi e anche un po’ infastiditi quando Gesù insinua la possibilità che la nostra libertà non sia autentica, che ciò che abbiamo sempre ritenuto un’evidenza assoluta e indiscutibile, ovvero il fatto di essere liberi, sia in realtà soltanto una finzione, una grande illusione. 

Voi credete di essere liberi, dice Gesù, ma in realtà, non lo siete affatto. 

Avete reciso molti legami e spezzato molti vincoli e questo vi dà l’illusione di aver guadagnato la vera libertà, ma non vi siete resi conto delle molte catene, invisibili, che ancora vi rendono prigionieri. Avete dissolto ogni dipendenza, illudendovi di essere padroni di voi stessi, ma in realtà sono ancora molte le schiavitù che gravano sulle vostre vite.

Sono parole difficili da accettare quelle di Gesù! Eppure, sono parole vere. 

Gesù ha ragione: le schiavitù contro le quali dobbiamo combattere sono ancora molte.

Pensate alla schiavitù della paura. Noi siamo schiavi della paura: la paura della morte, dovuta alla percezione della nostra allarmante vulnerabilità, la paura di non essere all’altezza delle aspettative che gli altri hanno su di noi, la paura di prendere decisioni e di non poter tornare più indietro, la paura di sbagliare e di mettersi in gioco, la paura di non essere accettati e della delusione che ne deriva.

Pensate a quell’altra grande schiavitù che è la presunzione! Pensiamo di sapere tutto, di non avere bisogno di nessuno, di non doverci mai mettere in discussione e questo ci rende, oltre che saccenti e insopportabili, anche miopi nei confronti delle molte ricchezze che ci stanno intorno.

Pensate, ancora, a quella grande schiavitù dei giorni nostri che è la schiavitù dell’apparenza: siamo schiavi dell’esteriorità, schiavi del dover essere ciò che gli altri vogliono, schiavi del consenso e dell’apprezzamento che riceviamo…

Siamo schiavi dei nostri bisogni da soddisfare che diventano una necessità inderogabile; siamo schiavi di quell’istinto malefico che ci porta a mettere sempre noi stessi e il nostro interesse al centro di tutto, facendoci pensare che “prima veniamo noi, e dopo tutto il resto”. Siamo schiavi dell’inerzia che rende desiderabile anche una vita mediocre purché sia senza contraccolpi.

Da tutto ciò comprendiamo che la libertà non è una conquista acquisita una volta per tutte, ma una conquista che bisogna essere disposti a portare avanti ogni giorno . “Diventerete liberi”, dice Gesù, non siete liberi …

La libertà non è un già dato, ma un cammino da compiere. Un cammino di liberazione e di purificazione nel quale si è chiamati ad affrontare le proprie schiavitù, anche quelle che paiono invisibili.

Dunque, altri legami da recidere, altre catene da spezzare, altri vincoli da rimuovere: questo, ci verrebbe da dire, è il cammino che ci sta di fronte se vogliamo giungere alla pienezza della libertà.

E, invece no: Gesù ci sorprende ancora. Il cammino che Gesù propone come via che porta alla libertà è il discepolato. “Se diventerete miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. 

Non, dunque, un cammino che porta a dissolvere legami, ma un cammino nel quale ci è chiesto, al contrario, di dare forma ad un legame: un legame intenso e profondo, fatto di ascolto, di obbedienza e di totale relatività. Non si diventa liberi, dice Gesù, se si recidono i legami, si diventa liberi se si ha il coraggio di consegnarsi ad un legame che diventa totalizzante, un legame capace di dare un senso alla vita, un legame cui affidare la verità di sé e del mondo. 

Si diventa liberi se si ha il coraggio della fede!