Finalmente Gerusalemme …

Omelia della Domenica delle Palme (Gv 12, 12-16)

Finalmente Gerusalemme …

Finalmente Gerusalemme! 

Finalmente perché Gerusalemme è la fine di un viaggio. 

Di un viaggio durato un’intera vita e che Gesù ha voluto percorrere con incredibile fermezza e con impareggiabile tenacia, nel desiderio di portare a compimento la missione affidatagli da Dio.

Ora, alle porte di Gerusalemme, questo viaggio, non solo geografico, ma esistenziale, finisce… e finisce tra le grida esultanti della folla, tra le acclamazioni travolgenti di un popolo in festa, tra le foglie delle palme e degli ulivi agitati alla brezza del vento.  Segni che dicono tutti: missione compiuta. 

Missione compiuta perché Gesù, entrando a Gerusalemme tra l’acclamazione di tutti, dimostra di essere riuscito nell’impresa non facile di vincere lo scetticismo della gente, di conquistare le persone, di attrarle a sé, di convincerle della bontà del suo progetto: ora, si fidano di lui, lo cercano, lo invocano, lo attendono.

Missione compiuta perché entrando in Gerusalemme osannato dalla folla, Gesù mostra di aver portato a termine la sua missione: il Padre lo ha mandato a gettare le fondamenta del suo Regno e qui la gente lo accoglie come il re d’Israele; il Padre lo ha inviato perché attraverso di Lui il mondo fosse salvato e liberato e qui la gente lo acclama salvatore e liberatore; il Padre lo ha mandato perché in lui risplendesse in tutto il suo fulgore la gloria divina e qui la gente lo applaude come il Messia, ovvero come colui che viene nel nome del Signore, con la potenza stessa di Dio.

Missione compiuta dunque: nell’abbraccio festoso e solenne che la folla riserva a Gesù alle porte di Gerusalemme, si compie il destino di Gesù. 

Ma è veramente così: il destino di Gesù si compie davvero alle porte di Gerusalemme? Il viaggio di Gesù finisce realmente qui?

Il viaggio di Gesù si conclude a Gerusalemme, su questo non può esserci alcun dubbio: è il vangelo stesso a dircelo. 

Ma se è vero che il viaggio di Gesù termina a Gerusalemme è altrettanto vero che non si conclude alle porte della città. Il destino di Gesù non si compie dove la gente lo acclama Messia e re di Israele.

Ci sono ancora due tratti di strada che Gesù dovrà compiere prima di arrivare alla fine del suo viaggio.

Il primo tratto è quello che conduce al tempio. Gesù non si ferma alla porta della città, dice il vangelo, ma incurante della folla, si dirige con passo spedito verso il tempio. 

Perché il tempio? Perché sia chiaro a tutti che Gesù il suo destino non lo compie catalizzando su di sé l’attenzione di tutti o attirando su di sé il consenso delle folle, ma portando a compimento la volontà dl Padre. 

Gesù non cerca la sua gloria, come spesso facciamo noi, Gesù cerca la gloria di colui che l’ha mandato; non gli interessa avere il riconoscimento degli uomini, quel che gli interessa è permanere nella fedeltà a quel Dio che egli riconosce come Padre; a guidarlo non è il bisogno ossessivo di corrispondere alle necessità di un’umanità che si scopre fragile e inconsistente, ma il desiderio di mettersi al servizio di quel grande originario progetto di Dio che è l’Alleanza e di cui il tempio, pur nella sua imperfezione, è segno.

È questo che interessa a Gesù, è questo che lo muove interiormente: il desiderio che l’uomo capisca che Dio è dalla sua parte e si prende cura di lui, il desiderio che l’uomo sperimenti la potenza salvifica dell’amore che salva dalla morte e libera dal maligno, il desiderio che l’uomo comprenda che, solo rimanendo dentro l’intimità di questa alleanza d’amore, egli potrà avere la vita e averla in abbondanza.

Gesù è stato inviato nel mondo per mostrare a tutti la verità, la potenza e l’irresistibile bellezza di questo straordinario, visionario, progetto che è l’alleanza.

Ma per poterlo fare egli deve essere disposto a donare la vita, perché la verità, la potenza e la bellezza dell’alleanza possono essere mostrate solo con il dono della vita.

Ecco perché il viaggio di Gesù non termina nemmeno sulla soglia del tempio: c’è un tratto ancora da percorrere ed è quello che porta alla croce: la via crucis. 

È ai piedi della croce che termina il viaggio di Gesù perché è ai piedi della croce che Gesù mostra tutta la verità, la potenza e la bellezza di un amore che, se vuole essere autentico e vuole essere sorgente inesauribile di vita, non può rimanere nell’alveo delle buone parole, dei buoni sentimenti e delle buone intenzioni. 

L’amore chiede di farsi toccare, di farsi vedere, di farsi sentire. 

Nella croce di Gesù il velo del tempio è squarciato e nessun velo più nasconde Dio ai nostri occhi perché nelle membra martoriate di Gesù, nel suo corpo umiliato appeso al legno noi abbiamo toccato e visto l’amore e, toccando e vedendo, l’amore noi abbiamo toccato e visto Dio. 

E non solo Dio! Guardando il corpo crocifisso, non vediamo solo la potenza e la bellezza dell’amore che è Dio, non vediamo solo il compiersi del destino di Gesù, la fine del suo viaggio, contemplando il gesto di Gesù che si lascia appendere sulla croce noi vediamo anche il nostro destino, il nostro viaggio. Destino di uomini e donne amate il cui viaggio nel grembo dell’alleanza conduce non alla morte, ma alla pienezza della vita.

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