Volere volare …

Omelia di domenica 26 novembre

Volere volare …

Era una tersa e ventilata mattina di marzo e gli aquiloni erano pronti. 

Aspettavano solo che qualcuno tendesse loro la mano per librarsi in volo negli spazi infiniti del cielo tanto agognato. 

Sapete, la nostalgia del volo è insopprimibile come è insopprimibile il desiderio di libertà o il desiderio di pace. E chi ha avuto la fortuna di volare tutte queste cose le ha sperimentate …

Perciò quando Robertino e i suoi amici si avvicinarono alla vecchia cantina dove gli aquiloni erano stati adagiati nel loro lungo letargo un fremito improvviso li colse: era finalmente giunto il momento di scuotere la polvere dai loro manti colorati e di solcare nuovamente l’azzurro del cielo. 

Il tempo di arrivare sulla collina e via: Robertino e i suoi amici incominciarono a correre a perdifiato tenendo saldamente nella mano il filo del proprio aquilone, che, dondolandosi tranquillo, seguiva la direzione delle correnti. 

Potete immaginare: per gli aquiloni fu come rinascere, fu come respirare a pieni polmoni … 

Ma come accade spesso, per le cose belle, purtroppo, c’è una fine e, difatti, la sensazione che quell’esperienza sarebbe durata poco incominciò ad insinuarsi come un’ombra triste sul gioco felice degli aquiloni.

Fu così che ad uno degli aquiloni venne un’idea: “Stacchiamoci dal filo. Sapete meglio di me quel che accadrà tra qualche minuto: i bambini si stancheranno e noi torneremo a marcire in uno scantinato tra vecchi relitti impolverati. Ma se ci stacchiamo, se rompiamo il legame che ci lega alle mani di questi mocciosi noi potremo volare per sempre”   

 “E’ una follia disse l’altro”.  “L’unica vera follia, ribatté con foga, è non sfruttare un’occasione così: abbiamo sognato tutta la vita di volare, ora ne abbiamo la possibilità, non dobbiamo farcela scappare!”. 

L’aquilone di Robertino, intanto, un tantino defilato, ascoltava timidamente. 

Gli chiesero: “tu cosa pensi?”       

“Penso che sarebbe una buona idea volare per sempre, ma non senza i nostri amici; pensateci bene: è vero che legati alle loro mani abbiamo vissuto solo poche ore di volo, ma senza di loro non avremmo vissuto neanche quelle … 

Vi sembra giusto nei loro confronti: è con loro che abbiamo imparato a volare, non dimenticatelo.”

“Certo e per questo siamo loro riconoscenti, dissero gli altri due con sarcasmo, ma ora non abbiamo più bisogno di loro: né della loro mano, né della loro corsa … ora abbiamo il vento a portarci e tanta voglia di volare: possiamo farcela da soli. 

Rimani pure imprigionato ad un filo se lo vuoi, per noi oggi incomincia una nuova vita …“.

E con un colpo improvviso si liberarono del filo, perdendosi presto nella profondità del cielo.

Solo l’aquilone di Robertino rimase consegnato per sempre al suo destino di dipendenza, o, dovremmo dire, di relazione. 

E mentre gli altri aquiloni volteggiano gagliardi, scivolando con leggiadria sulle insenature del vento, a lui tocco di fare ritorno, nuovamente, nello scantinato, tra ferraglie e vecchi arnesi arrugginiti.

“Che triste storia la sua”, direte. “avrebbe fatto meglio a seguire l’esempio dei suoi amici aquiloni …” 

Ma ne siete proprio sicuri. Sapete che fine fecero i suoi amici aquiloni? Il loro viaggio durò poco. Li trovarono sfracellati a terra a qualche miglio di distanza. 

L’aquilone di Robertino, è vero, finì nello scantinato, ma ogni giorno, puntuale, il suo padroncino lo lanciava verso il cielo, sgargiante di colore, proteggendolo dalla furia del vento e dall’incuria dell’abbandono … 

Anche noi siamo legati ad un filo. Come gli aquiloni!

C’è un filo che ci lega alla terra che ci ha generato, c’è un filo che ci lega alle persone che ci vogliono bene, c’è un filo che ci lega Dio che ci ha donato la vita

E anche a noi come agli aquiloni accade di pensare che spezzare questo filo sia l’unica via possibile per essere liberi e felici. Anche a noi accade di pensare che prendere distanza dagli altri e da Dio recidendo ogni relazione di dipendenza, sia l’unico modo per realizzare noi stessi. 

Questa storia ci dice esattamente il contrario: mantenere il legame con colui che è la sorgente della vita non è rinunciare a volare, ma l’unica possibilità che ci è data perché la nostra vita diventi un volo libero e gioioso.

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