Il “compianto” di Bellini

Il “compianto” di Bellini

SCV ➔ Edificio della Pinacoteca ➔ Pinacoteca Vaticana ➔ Sala IX.Bellini, Giovanni (Venezia 1435 ca. - 1516) - già attr. a Mantegna, Andrea e a Montagna, Bartolomeo.Cimasa di pala d'altare: Compianto sul Cristo morto con i Santi Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e Maria Maddalena.Inv 40290

Il 20 febbraio uno straordinario capolavoro arriva nei Chiostri di Sant’Eustorgio, proveniente dai Musei Vaticani. Si tratta del Compianto sul Cristo morto di Giovanni Bellini (Venezia 1435 circa – 1516), uno dei vertici del maestro veneziano, conservato nei Musei Vaticani. L’arte sublime che introduce «al silenzio, alla preghiera, al mistero», il cammino quaresimale che si apre al cielo azzurro «della nuova mattina del mondo, quella di Pasqua», Il dolore per il Cristo morto e la certezza della risurrezione: nella magnifica tavola tardo quattrocentesca del “Compianto” c’è tutto questo Per questo rappresenta un’occasione preziosa di riflessione e di belleza in preparazione della Pasqua. L’opera rimarrà esposta fino all’11 maggio.

La scena raffigura il momento in cui il corpo di Cristo, prima della sepoltura, viene compianto e unto con olii profumati. In uno spazio ristretto e compresso, reso con un taglio fortemente scorciato dal basso verso l’alto che tiene conto dell’altezza a cui la tavola doveva trovarsi, risalta la presenza statuaria dei quattro personaggi: Cristo, Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e la Maddalena, che tiene fra le sue mani quella di Gesù.

È proprio lo straordinario intreccio di mani a costituire il punto focale della rappresentazione: lì converge lo sguardo dello spettatore grazie alla magistrale orchestrazione di Bellini che, con una luce nitida e tersa e una netta alternanza fra chiari e scuri, guida l’occhio passando dalle gambe di Cristo abbandonate sul sepolcro alla ferita del costato ed è lì che si concentrano anche tutti gli sguardi dei personaggi.

Sullo sfondo, un cielo azzurro rivela la nuova apertura dell’artista nei confronti della natura e della resa atmosferica del paesaggio e, in questa opera, appare come segno di speranza.

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