Cammino formativo Giovani e Adulti

Anno Pastorale 2021/2022

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Il giusto vivrà per fede

– Lettera agli Ebrei 10, 38

Figure bibliche del credere

L’affermazione della Lettera agli Ebrei rappresenta un punto di non ritorno. Se la giustizia è l’armonia che si crea tra noi e la realtà che ci circonda quando ci troviamo nella comunione con Dio, perché giustizia ci sia non si può prescindere dall’esperienza della fede. La fede, infatti, è l’unica via d’accesso al mistero di Dio di cui noi realmente disponiamo. Ma che cos’è la fede? Qualcuno pensa alla fede come una finestra che, una volta aperta, consente a chi la possiede di contemplare il mistero di Dio nella sua verità più profonda.

E se ci pensate bene, è questa la funzione che il nostro comune modo di pensare attribuisce alla fede, è questa l’idea di fede che abbiamo ereditato dal catechismo: la fede è ciò che ci permette di accedere ai contenuti della rivelazione di Dio, è la possibilità che ci viene concessa di esplorare l’inesplorabile, è visione di una verità altrimenti inafferrabile. Va detto però che questa idea della fede è profondamente riduttiva e persino fuorviante. Anzitutto, per una questione che riguarda Dio stesso: il mistero di Dio, per quanto ci sforziamo di avvicinarci, sia che lo facciamo con gli strumenti della ragione umana, sia che lo facciamo attraverso i sensi spirituali suscitati dalla fede, è ed è destinato a rimanere inesplorato. E nessuno, neanche il più fervido credente, potrà essere così presuntuoso da pensare di poterlo afferrare tra le proprie mani. Secondo, questo modo di pensare la fede tradisce ciò che la fede dovrebbe essere: relazione con Dio.

Quando uno guarda dalla finestra, è vero che vede il mondo, ma non entra realmente in relazione con il mondo, non interagisce con esso e neppure è in grado di conoscerlo, perché il mondo lo si può conoscere realmente solo se lo si abita e lo si vive. Lo stesso vale per la fede. La fede non è solo una finestra aperta sul mistero di Dio, non è solo una via d’accesso alla verità di Dio, non è solo un ponte che mette in comunicazione due mondi lontani che rimangono lontani, la fede, per essere all’altezza del suo compito, deve divenire spazio di interazione dove se è vero che l’uomo si trova ad essere determinato da Dio in ogni cosa della sua vita, è anche vero che Dio si trova ad essere determinato dall’uomo e dalla sua libertà.

Ecco perché la fede la fede non potrà mai essere definita in modo formale e generalizzato: la fede è cosa sempre nuova e sempre diversa, perché è esperienza di un’interazione che chiama in causa, senza eccezioni, sia la libertà dell’uomo sia la libertà di Dio…

Date degli incontri

Giovedì 11 novembre
ore 21.00 – ore 22.30
Camminare davanti a Dio.
La figura di Abramo
Giovedì 18 novembre
ore 21.00 – ore 22.30
Dov’è l’agnello per l’olocausto?
La figura di Abramo
Giovedì 9 dicembre
ore 21.00 – ore 22.30
Lottare con Dio e vincere.
La figura di Giacobbe
Giovedì 16 dicembre
ore 21.00 – ore 22.30
Custodi del nome di Dio
La figura di Mosè
Giovedì 20 gennaio
ore 21.00 – ore 22.30
Il re e il pastore
La figura di Davide
Giovedì 27 gennaio
ore 21.00 – ore 22.30
Non era nel fuoco …
La figura di Elia
Giovedì 17 febbraio
ore 21.00 – ore 22.30
Dolcezza e amarezza della parola
La figura di Geremia
Giovedì 24 febbraio
ore 21.00 – ore 22.30
Lontano dal Signore…
La figura di Giona
Giovedì 5 maggio
ore 21.00 – ore 22.30
Tutto è vanità …
La figura di Qohelet
Giovedì 12 maggio
ore 21.00 – ore 22.30
Ora i miei occhi ti vedono …
La figura di Giobbe

Il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in Lui

– Giovanni 13, 31

Lectio su Giovanni 13-17

Scoccata la sua ora, il Cristo s’intrattiene con i suoi discepoli più intimi e manifesta loro il suo cuore. La sua condanna a morte è ormai, stata emanata; i capi spiano l’occasione propizia per eseguire il loro progetto diabolico. Gesù sa che la sua sorte è segnata: egli sta per passare da questo mondo al Padre (Gv 13,1), e perciò trascorre le ultime ore della sua esistenza terrena nell’intimità del cenacolo, dove rivela ai discepoli le sue ultime volontà, dà loro accesso al mistero della sua intimità con il Padre e li esorta all’amore fraterno. Anche noi, nel percorso di lectio che faremo quest’anno, vorremo essere tra i discepoli che hanno ascoltato le ultime parole di Gesù, entrando in intimità con lui e condividendo con lui l’esperienza consolante e rigenerante dell’amore di Dio.

Date degli incontri

Giovedì 4 novembre
ore 21.00 – ore 22.00
La lavanda dei piedi e il tradimento
Capitolo 13, 1-30
Giovedì 2 dicembre
ore 21.00 – ore 22.00
Cristo rivela il Padre
Capitolo 14, 1-21
Giovedì 13 gennaio
ore 21.00 – ore 22.00
La pace di Cristo e il dono dello Spirito
Capitolo 14, 22-31
Giovedì 10 febbraio
ore 21.00 – ore 22.00
La parabola della vite e dei tralci e il comandamento nuovo
Capitolo 15, 1-15
Giovedì 28 aprile
ore 21.00 – ore 22.30
L’odio contro Dio, contro i discepoli e l’opera dello Spirito
Capitolo 15, 16-26. 16, 1-15
Giovedì 26 maggio
ore 21.00 – ore 22.30
La preghiera di Gesù
Capitolo 17, 1-26

Io sono la vite, voi i tralci

– Giovanni 15,5

I frutti dell’esperienza cristiana

L’Arcivescovo nella sua Lettera pastorale, immaginando un volto di Chiesa che fosse fedele alla verità del vangelo e credibile per gli uomini e le donne di oggi, si lascia ispirare dalle parole intense e profonde che Gesù avrebbe consegnato, secondo la tradizione giovannea, ai discepoli dopo aver mangiato con loro la sua ultima cena. Sono parole ultime quelle che Gesù pronuncia, parole che suonano come un testamento spirituale nel quale Gesù, con inarrivabile profondità e leggerezza, condensa tutte le sue emozioni, i suoi affetti, la sua fede e tutte quelle verità che egli ritiene essenziali e che vorrebbe diventassero patrimonio della fede dei suoi amici. Tra queste parole ce n’è una che, per come ci viene presentata da Giovanni, sembra destinata ad avere un carattere sintetico. È la parola che troviamo al capitolo 15, versetto 5: “rimanete nel mio amore”. Gesù chiede ai suoi discepoli di rimanere nel suo amore, che è l’amore con cui Egli ama il padre e l’amore da cui è amato dal Padre. rimanendo in questo amore, dice Gesù, i discepoli potranno dimorare con lui, potranno dimorare insieme con Lui nel Padre e la loro vita sarà ricolma di frutti.

Che cosa vuol dire, però, oggi per noi rimanere nell’amore di Gesù? Gli incontri che quest’anno accompagneranno il nostro cammino quaresimale hanno proprio questa funzione: capire quali possano essere le declinazioni di questo rimanere nell’amore di Gesù, sapendo che è su questo, e non su altro, che si gioca la nostra testimonianza cristiana.

Date degli incontri

Venerdì 18 marzo
ore 21.00
Rimanere nell’amore di Cristo…
L’esperienza della preghiera cristiana
Venerdì 25 marzo
ore 21.00
Rimanere nell’amore di Cristo…
L’esperienza ecclesiale della comunione.
Venerdì 1 aprile
ore 21.00
Rimanere nell’amore di Cristo…
L’esperienza teologale della carità

Essere amabile non è uno stile che un cristiano possa scegliere o rifiutare: è parte delle esigenze irrinunciabili dell’amore …

– Giovanni 15,

Incontri su Amoris Laetitia

sono trascorsi cinque anni dalla pubblicazione dell’esortazione post sinodale “Amoris Laetitia”. Al suo apparire il documento papale suscitò molte speranze di rinnovamento della pastorale familiare. La ricaduta di questo documento nella vita della Chiesa e, in particolare, sulla pastorale familiare è stata, però, fino ad ora assai poco significativa. Forse è proprio questa la ragione che ha spinto Papa Francesco a indire un anno di studio sul tema della famiglia e sul messaggio di “Amoris Laetitia”, in vista di una migliore applicazione di quest’ultimo nella vita della chiesa. Anche noi quest’anno, nei mesi di gennaio e febbraio, proveremo a mettere a tema l’Esortazione apostolica del Papa nel desiderio di raccogliere e fare nostre le istanze di rinnovamento che propone …

Date degli incontri

Dom. 9 gennaio
ore 11.00
L’amore quotidiano come amore artigianale…
Commento al capitolo IV
Dom. 30 gennaio
ore 11.00
La cura delle giovani coppie e la manutenzione permanente nella vita matrimoniale
Commento al capitolo VI
Dom. 20 febbraio
ore 11.00
Accompagnare, discernere e integrare le fragilità …
Commento al capitolo VIII
Dom. 13 marzo
ore 11.00
Spiritualità, coniugale e familiare
Commento al capitolo IX
Date degli incontri

Fate questo in memoria di me

– Luca 22,19

Catechesi liturgica

La memoria della cena di Gesù e del gesto con cui egli si consegna per la salvezza di tutti gli uomini è da sempre il luogo in cui la Chiesa riconosce la propria origine e il proprio destino. La propria origine perché è lì, in quel gesto, che nasce la chiesa; il proprio destino perché ripetere quel gesto, in conformità al volere di Gesù, è precisamente ciò che la Chiesa deve fare per essere sé stessa, la sua missione, il suo modo di essere, nel tempo, testimonianza viva dell’Evangelo.

Naturalmente, fare memoria della cena di Gesù non è riducibile ad una semplice replica rituale, come se ripetere le stesse parole di Gesù o gli stessi suoi gesti fosse sufficiente per dire che si sta facendo memoria di lui. Fare memoria della cena di Gesù significa abitare lo spessore simbolico e teologico di quel momento, spessore che da una parte rimanda al gesto inaudito ed estremo che porta Gesù a morire sulla croce, dall’altra all’intera sua, vissuta perché apparisse che se c’è un’esperienza in cui traspare in modo inequivocabile la verità di Dio e la prossimità del regno, questa esperienza è l’esperienza di “agape”, ovvero dell’amore ospitale, dell’amore inclusivo. Gli incontri proposti hanno proprio questo scopo: aiutare a rileggere in questa chiava l’Eucarestia, perché essa continui ad essere memoria fedele di Cristo e traccia per un cammino autentico di Chiesa.

Date degli incontri

Giovedì 14 ottobre
ore 21.00
Prendete e mangiate…
Il racconto dell’ultima cena
Giovedì 21 ottobre
ore 21.00
Questo è il mio corpo dato per voi…
L’Eucarestia nella prospettiva del dono