Il Triduo Pasquale

Ascolta, il maestro ti dice: “da te voglio fare la Pasqua con i miei discepoli…”

Liturgia del Giovedì santo

Fate questo in memoria di me …

Le più antiche testimonianze liturgiche ambrosiane designano i sette giorni precedenti la Pasqua come «Settimana autentica», intendendo con tale aggettivo sottolinearne la preminenza nell’anno liturgico, come pure la sua esemplarità o tipicità rispetto a tutte le settimane dell’anno liturgico e il carattere sacrificale che la connota.

Cuore e vertice della Settimana Santa e di tutto l’anno liturgico è il cosiddetto Triduo Pasquale, uno spazio temporale di tre giorni nei quali la Chiesa condensa il mistero della Pasqua di Gesù e rivive gli eventi che l’hanno portata a libertà. La tradizione del Triduo è una tradizione antichissima, che affonda le sue radici al tempo stesso delle prime comunità cristiane, quando si avvertì la necessità e l’urgenza di custodire quello che Gesù stesso aveva indicato come piena manifestazione della gloria di Dio e compimento del suo universale progetto di salvezza.

Le testimonianze liturgiche documentano l’esistenza di un “Triduum” fin dall’inizio. Era il “Triduum crucifixi, sepulti e suscitati”, ovvero la memoria liturgica della morte, sepoltura e resurrezione di Gesù, cui s’aggiunse, intorno al IV secolo, nel contesto nativo della Chiesa di Gerusalemme, anche. la “Missa in Coena Domini”, a memoria della Cena pasquale che Gesù mangiò con i suoi discepoli, anticipando simbolicamente il senso della sua morte. 

Senza pasqua non è vera fede …

Tutti gli eventi che compongono la narrazione storica degli ultimi giorni di Gesù, la notte del tradimento, il cammino della croce, il silenzio della morte, la sorpresa del risorto, sono rappresentati in questi tre giorni in modo che la Chiesa, custodendone e celebrandone la memoria, li possa non solo conoscere, ma anche rivivere, immedesimandosi, anima e corpo, nell’esperienza dei discepoli chiamati a seguire Gesù fino alla fine.

La liturgia non è, però, solo cronaca. Non si accontenta di ricostruire la cronologia dei fatti capitati a Gesù di Nazareth negli ultimi giorni della sua vita terrena, come farebbe un cronista.

Se essa ci fa rivivere gli ultimi giorni di Gesù lo fa per aiutarci a comprendere il significato profondo di quegli eventi. Eventi che, se per la storia rappresentano l’evolversi di una vicenda simile a tante altre, per la fede rappresentano il punto di arrivo, misterioso e sorprendente, di un itinerario di rivelazione nel quale vengono alla luce, insieme, la verità di Dio e la verità dell’uomo. 

La liturgia ci fa rivivere quegli eventi perché sa che il nostro destino e il destino del mondo dipendono ultimamente da questo: dalla decisione che sapremo prendere di fronte alla croce di Gesù e alla decisione che Gesù ha preso, una volta per tutte, di fronte al nostro tradimento.

Alcune sottolineature…

La prima sottolineatura è cristologica: Il mistero della salvezza ha come punto di partenza e di arrivo solo e unicamente Cristo. La figura di Cristo non è astratta, ma si dà nella storia e la sua azione di salvezza va ricondotta e compresa alla luce delle vicende concrete di cui parlano i vangeli, in particolare gli eventi drammatici della passione. È in questi eventi drammatici che Gesù rivela la sua intima natura e rende manifesto il volto più autentico di Dio.  

La seconda sottolineatura è legata ad una visione profondamente unitaria degli eventi di salvezza dove dimensione sacrificale e evento della resurrezione appaiono in perfetta armonia. Si capisce che lo strazio della morte è passaggio verso qualcos’altro, ma al tempo stesso si capisce la gioia del risorto non può cancellare il dramma del crocifisso. La morte di Gesù non è, infatti, un incidente di percorso, ma la forma teologica della redenzione. 

La terza sottolineatura insiste sul recupero della dimensione antropologica: la storicità degli eventi e la loro drammatizzazione rituale sottolineano come passione, morte e resurrezione di Gesù abbiano una ricaduta emotiva, etica e spirituale su chi ha vissuto quegli eventi e su chi li vive attraverso l’attualizzazione rituale. Celebrare il triduo pasquale significa rivivere nella propria carne l’esperienza che sta a fondamento dalla fede e della salvezza dell’uomo. Significa anche sperimentarne gli effetti … 

E arriviamo all’ultima sottolineatura: il recupero della dimensione battesimale. L’azione di Cristo non è fine a sé stessa, ma ha degli effetti benefici che ricadono inesorabilmente su tutti noi: il suo risorgere dalla morte è come un’onda benefica che strappa gli uomini dalla morte e li introduce alla vita nuova della grazia.