Lettori e guide

[…] Infatti nelle letture… Dio parla al suo popolo… e offre un nutrimento spirituale

Sacrosanctum Concilium, n. 33

La mensa della Parola

Il concilio Vaticano II (SC 51) auspica che nelle celebrazioni liturgiche «la mensa della parola di Dio» sia preparata con l’attenzione e con la cura con cui viene preparata la mensa eucaristica, così da dischiudere tutta la profondità e la ricchezza della Scrittura: «infatti nelle letture… Dio parla al suo popolo… e offre un nutrimento spirituale» (ivi, n. 33). I cristiani debbono imparare a lasciarsi formare «dalla parola di Dio», così come «si nutrono alla mensa del corpo del Signore» (SC 48), perché nella Parola, come nell’Eucarestia, Cristo risorto si rende realmente presente tra i suoi e dona lo Spirito per la glorificazione del Padre e la loro santificazione. Questa è la liturgia della Parola. Una liturgia che fa perno intorno a tre elementi essenziali: il libro, il lettore, la comunità.

Il libro delle scritture

Il primo elemento è il libro delle scritture. Gesù è in piedi e tiene il rotolo tra le sue mani e la figura che realizza è un simbolo, il simbolo di Dio che parla al suo popolo dando così forma ad un’alleanza che si protrae nel tempo. Quando il libro delle scritture è posto davanti al popolo riunito i partner dell’alleanza stanno l’uno di fronte all’altro. Il Signore rivolge la sua parola e il popolo è in ascolto. Davanti al libro aperto Il popolo di Dio ritrova la verità di sé come popolo dell’alleanza. Ma perché proprio il libro ha questa funzione di significare il Dio dell’alleanza?
Perché il libro è il farsi carne di una parola che non è riconducibile né al tempo presente, né a chi lo abita. Il libro è il modo in cui si fa carne una parola senza tempo. E proprio per questo di ogni tempo!
Il libro sta a significare che c’è una parola che è di tutti e nello stesso tempo non appartiene a nessuno perché è un dono che viene d’altrove, dall’alto, da Dio.

La voce del lettore

Il secondo elemento è il lettore. Il lettore è sempre essenziale al libro. La scrittura, infatti, necessita di qualcuno che la proclami, abbisogna di una voce. In ebraico il nome delle scritture è miqra’. Il vocabolo deriva dal verbo qara’ che significa “leggere ad alta voce”, ma anche chiamare, nominare, interpellare … La voce del lettore è ciò che permette al testo di parlare e di interrogare chi ascolta. Permette, direbbe P. Ricoeur, alla voce scritta di raggiungere il suo destinatario.

La voce si appoggia allo scritto, e così impedisce al lettore di prendere il posto della parola, occupando indebitamente il posto dell’autore della parola che è Dio, ma a sua volta attesta che lo scritto non basta! Perché esso torni ad essere Parola, perché torni ad essere parola viva e non lettera morta deve interpellare, deve chiamare, deve attualizzare. Deve suscitare una risposta. E lo può fare solo attraverso la voce del lettore …

Finché questo passaggio non avviene non c’è liturgia e la Parola non acquisisce la sua originaria forza sacramentale. Per mezzo del ministero del lettore la parola – lontana nel tempo e nello spazio – diviene parola di oggi, nuovo evento rivelativo: nel lettore Cristo parla oggi al suo popolo.

La comunità che ascolta

Senza una comunità capace da ascoltare, la parola rimarrebbe lettera morta. Bisogna che la parola sia interiorizzata, bisogna che entri in risonanza con il vissuto di chi l’ascolta, bisogna che susciti una risposta: solo così può proporsi come efficace evento di salvezza. Ecco perché è importante che ci sia una comunità che si disponga all’ascolto: senza di essa sia il libro, sia la voce del lettore sarebbero muti. «Oggi questa scrittura si è compiuta nei vostri orecchi» dice Gesù dopo aver proclamato nella sinagoga di Nazareth la profezia del rotolo di Isaia: non nella mia voce, ma nei vostri orecchi…

Gesù può essere parola viva solo se incontra una comunità capaci di riconoscere in ciò che dice il compimento dell’alleanza. Ma perché proprio una comunità? Perché l’ascolto è sempre comunitario: la lettura è un atto individuale, l’ascolto è, invece, azione che mette insieme, che lega, che crea interazione. Con Dio e con i fratelli…