Musica e canto

«Quante lacrime versate ascoltando gli accenti dei tuoi inni e cantici, che risuonavano dolcemente nella tua Chiesa! Una commozione violenta: quegli accenti fluivano nelle mie orecchie e distillavano nel mio cuore la verità, eccitandovi un caldo sentimento di pietà. Le lacrime che scorrevano mi facevamo bene»

Confessioni, 9, 6, 14

Liturgia: lo spazio di un incontro

Lo spazio celebrativo è lo spazio di un incontro, è lo spazio di una relazione viva dove Dio e l’uomo possono incontrarsi e fare comunione. Nell’allestimento di questo spazio la musica non svolge un ruolo solo decorativo o di abbellimento. Musica e canto appartengono, al contrario, all’essenza del rito, non dunque “un di più”, che potrebbe anche non esserci: la tovaglia bella da esporre nelle grandi occasioni …

Un linguaggio che coinvolge

Se la liturgia è esperienza di relazione tutto l’uomo deve essere messo in gioco nella sua interezza. Tutte le dimensioni dell’umano devono esservi coinvolte: la dimensione dell’intelletto, la dimensione degli affetti, la sfera emotiva, quella corporea, quella della volontà. A questa pluralità di dimensioni da intercettare non può che corrispondere inevitabilmente una pluralità di linguaggi e di registri. Ed è qui che trova la sua pertinenza il linguaggio della musica. Lo trova per via di quella quella sua innata capacità di tenere insieme rivelazione e percezione, sacro e estetico; per quella sua capacità di toccare le corde dell’anima, di suscitare emozioni, di favorire l’interiorizzazione della parola e, non ultimo, di plasmare una risposta comune…