Omelia di Natale dell’Arcivescovo

Omelia di Natale dell’Arcivescovo

Perciò Dio decise di prendersi cura della gloria degli uomini e delle donne.

Infatti abita la terra un popolo immenso che preferisce la tristezza alla gioia, che volentieri vive nelle tenebre piuttosto che nella luce, che si abitua alla disperazione piuttosto che accogliere l’annuncio della speranza.

Abita la terra un popolo immenso che è convinto di nascere dal sangue. Pensano di essere vivi perché elementi chimici, dinamiche fisiche, fattori ambientali si compongono e formano un organismo. Pensano di essere vivi perché un incomprensibile e insensato dinamismo della materia compone un corpo. E come lo compone così pure lo scompone. Pensano di essere vivi per morire.

Abita la terra un popolo immenso che è convinto di nascere dal sangue. Pensano che la generazione definisca una appartenenza e una separazione. Pensano che essere nati significhi appartenere a una parte dell’umanità che deve contrapporti all’altra parte. Amare quelli del proprio sangue e considerarli amici e temere, odiare, contrastare gli altri e considerarli nemici. Pensano di essere vivi per farsi la guerra.

Abita la terra un popolo immenso che è convinto di nascere da volere di carne e da volere di uomo. Pensano che di essere padroni della vita, di potersi dare la vita, di poter decidere della vita, di poter costruire la vita. Pensano di essere padroni del proprio destino. Di poter fare quello che vogliono. Di poter decidere il bene e il male. Il volere di carne e il volere di uomo è la legge suprema. Pensano di essere vivi per essere padroni del mondo.

L’umanità disperata, l’umanità aggressiva, l’umanità presuntuosa pensa di essere viva compiendo le opere di morte, seppellisce nelle tenebre la sua verità.
Dio decise di prendersi cura della gloria dell’umanità e perciò rende possibile all’umanità contemplare la sua gloria, nel Verbo fatto carne, gloria come del Figlio unigenito, che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

La gloria di Dio avvolge di luce coloro che accolgono il Verbo fatto carne per rivelare la verità della carne, la verità del sangue, la verità della libertà. Insomma ha rivelato che la verità dell’uomo e della donna è la vocazione a diventare figli di Dio.

Perciò la verità della carne è la sua vocazione alla gloria. Il corpo non è solo un meccanismo meraviglioso e fragile, ma la possibilità di costruire rapporti di donazione, la vocazione ad essere amati e ad amare. Il corpo è la possibilità di essere dono, in unione con il corpo del Verbo incarnato che si consegna fino alla fine: questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi. Chi fa memoria di Gesù fa della sua vita un dono, fino a quell’amore sino alla fine che entra nella morte per essere risuscitato come corpo glorioso.

La verità del sangue è la sua vocazione alla fraternità universale, alla comunione dei santi. La nascita in una famiglia, in una società, in una cultura non significa un destino di contrapposizione all’altra famiglia, società e cultura, ma piuttosto la vocazione a riconoscere che nel sangue si celebra l’alleanza

nuova ed eterna perché Gesù ha versato il suo sangue perché tutti si sentano consanguinei, generati da Dio, per essere il popolo della pace. Tutti radunati sul monte del Signore, secondo il sogno di Isaia. Verranno molti popoli e diranno: venite, saliamo sul monte del Signore perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare sui suoi sentieri. … Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, con le loro lance faranno falci.

La verità della libertà è la fede. Il volere è suscitato dalla promessa, il decidere è attratto dalla luce che è nel mondo e rivela che rivela l’origine del mondo nella luce del Verbo, nella sapienza di Dio che era fin dal principio. La libertà è quindi il potere di accogliere la luce ed essere nella luce. L’umanità può dunque avere stima di sé nel riconoscere la propria vita come una vita ricevuta, la vita, la gloria, la gioia di partecipare alla vita, alla gloria, alla gioia di Dio.

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