
il “Capolavoro per Milano” 2024 è la splendida Adorazione dei Magi di Botticelli, opera che sarà ospitata nel Museo diocesano “Carlo Maria Martini” fino al 2 febbraio 2025.
L’opera
Con questa opera siamo in una Firenze non del primo Rinascimento, ma del secondo Quattrocento e Botticelli attraversa il grande cambiamento che è a cavallo tra questo secolo e il successivo. Inizia a emergere la linea, il disegno particolarmente elegante che però ora suggerisce un dinamismo delle figure nello spazio, che rimane il protagonista. La ricchezza cromatica della scena, ricca di una quarantina di personaggi, quasi tutti riconoscibili all’epoca, fece scalpore già ai tempi, tanto che Vasari definì l’Adorazione “opera certo mirabilissima, e per colorito, per disegno e per componimento ridotta sì bella, che ogni artefice ne resta oggi maravigliato. Et allora gli arrecò in Fiorenza e fuori tanta fama, che Papa Sisto IIII, avendo fatto fabbricare la cappella in palazzo di Roma e volendola dipignere, ordinò ch’egli ne divenisse capo”».
La tavola, realizzata intorno al 1475 per la Cappella dedicata ai Magi nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, venne commissionata dal ricco uomo d’affari Gaspare da Lama. Quando la caduta in disgrazia del committente portò all’abbandono della cappella, l’Adorazione dei Magi entrò nella collezione della famiglia dei Medici e venne esposta agli Uffizi dal 1796. Evidente il tema, scelto sia per ragioni legate al nome del committente, Gaspare, sia per rendere omaggio ai Medici, ferventi sostenitori della Compagnia dei Magi con sede nel Convento di San Marco a Firenze.
Insomma, un’opera da subito apprezzatissima che, tuttavia (anche se sarebbe facile leggerla in questa logica), non si riduce solo «a un manifesto politico o di propaganda» per l’evidente richiamo ai Medici, anche se nella tavola appaiono, tra gli altri, Lorenzo il Magnifico, il fratello Giuliano, mentre Cosimo il Vecchio (detto Pater patriae), ormai morto da tempo, è il Re anziano che si avvicina al Bambino, ma che dice molto di più: «Tanto che proprio Cosimo si inginocchia e il suo atteggiamento è di evidente devozione ed emozione, compiendo un gesto di assoluto rispetto: egli non tocca il piede con la propria mano, ma frappone tra essa e Gesù un velo ricamato, che richiama quando, nelle solenni benedizioni eucaristiche, il sacerdote non tocca con le mani l’ostensorio, ma lo sorregge utilizzando un paramento liturgico, detto velo omerale».


